sabato 2 dicembre 2017

Stelline - Estrellitas



Proprio quel giorno non ci volevano le stelline. Erano alcune notti che Flavia dormiva male, si sentiva stanca, ma era riuscita a trascinarsi all'ambulatorio per farsi delle analisi del sangue, quelle di routine.
Ogni anno durante le ferie estive donava sangue, poi si sentiva bene, pensando che aveva aiutato qualcuno; dopo qualche giorno non si facevano aspettare i risultati delle analisi emolitiche che il centro donazioni aveva eseguito.
Ogni volta nell'aprire la busta, che le arrivava per posta, era un po' intimorita di trovare qualcosa che non andava, ma quel giorno caldo di fine agosto era troppo distratta, pensando alla sua amica Angela, che non si rese conto che c'era una stellina.
Dopo guardò meglio quell'elenco di dati e vide che il suo colesterolo nel sangue era aumentato.
- A cosa sarà dovuto? Forse mangio troppi formaggi e uova? Si domandò impensierita.
Ma non si preoccupò più di tanto, pensò che la sua nutrizione forse non era del tutto corretta: la carne era da anni che non la toccava, anche il pesce poco perché non piaceva a suo marito, i legumi con parsimonia perché le facevano venire la pancia gonfia, praticamente cucinava solo verdure, riso, patate e pasta integrale.
- Dovrei rilassarmi e introdurre nella mia dieta un po' di tutto, si disse a voce alta come rimproverandosi.
Portò le analisi alla dottoressa la quale le disse che ne doveva fare altre per rilevare le vitamine, ormoni e altre sostanze che nella menopausa o post menopausa scarseggiavano.
Quando le arrivò di nuovo la busta la aprì con ottimismo, invece vide subito le stelline nella vitamina B, D e negli ormoni tiroidei, poi girò la pagina e ne vide altre nella parte dedicata alle urine.
Questa volta dopo lo spavento inziale cercò di convincersi che stava invecchiando bene e che doveva accettare che da quel momento in poi non sempre sarebbe andato tutto nel verso giusto. Le venne in mente un'altra volta Angela la quale era ancora ricoverata all'ospedale di Bologna.
Erano diventate amiche molti anni prima quando entrambe avevano i bambini piccoli. Si erano aiutate nei momenti più difficili, ma da quando l'amica si era trasferita in un altro quartiere riuscivano a vedersi molto meno.
Si ricordava di una loro conversazione a proposito di prevenzione:
- Meglio alcune stelline oggi che l'ospedale domani, diceva Angela a Flavia.
- Forse hai ragione, ma a volte preferisco non sapere niente e vivere felice piuttosto che fasciarmi la testa. Ti ricordi quando a cinquanta tre anni mi sono venute delle mestruazioni anomale e mi hanno diagnosticato un ispessimento della parete dell'utero? Ma poi attraverso una colposcopia hanno visto che non era niente. Non voglio soffrire in anticipo, rispose Flavia.
Angela, nonostante avesse eseguito le indagini mediche di routine per la prevenzione oncologica, non poteva sospettare che da li a poco, avrebbe contratto una malattia. Solo dopo sei mesi di cure chemioterapiche e un'operazione all'intestino i dottori avevano capito che aveva un tumore aggressivo.
Flavia era molto dispiaciuta della sorte dell'amica. Ogni giorno pensava a lei e  avrebbe voluto tanto che guarisse e tornasse a casa presto, ma soprattutto era la notte che si metteva nei suoi panni e soffriva.
A metà novembre Flavia e il marito avevano fissato con degli amici catalani di trascorrere un fine settimana a Vicenza. Partirono da Firenze venerdì alle due e mezza, appena lei uscì dal lavoro. Flavia era contenta ma non del tutto rilassata, perché era preoccupata per Angela e anche un po' per i risultati delle propie analisi, non tanto per l'infezione all'urina quanto per l'alto valore del ormone tiroideo.
Rivedere e poter chiacchierare con la sua amica Monica fu una toccasana per Flavia. Mentre un dei due mariti guidava e l'altro cercava l'autostrada giusta, le due amiche sedute dietro si confidarono, parlando fitto fitto.
- Non preoccuparti per le stelline delle tue analisi, con la menopausa è normale, anch'io soffro di ipotiroidismo. Prendi un cucchiaino di magnesio supremo ogni sera, vedrai che ti rilasserà - cominciò dicendo Monica e poi aggiunse - sicuro che la tua amica supererà questa delicata operazione, anche una nostra conoscente ha subito la stessa operazione e per adesso procede tutto bene.
- Grazie Monica, mi conforti con i tuoi consigli.
L'amica catalana era un po' ingrassata e disse a Flavia che ultimamente non riusciva ad accettare quella nuova figura che vedeva quando si specchiava.
- Hai un viso esotico e una pelle liscia che molte donne ti invidiano. Dobbiamo accettare che il tempo ci cambia, ma che rimane una bellezza diversa, perché questa non si perde mai totalmente. Io cerco di vedermi come una sessantenne carina, forse sono vanitosa, ma mi piaccio più adesso che quando ero ventenne; anche tu ogni volta che ti guardi allo specchio devi sentirti bella, come tra l'altro ti vedono tutti.
Intervenne Victor nella conversazione delle due donne:
- Anche io mi sento carino, guardate come mi sta bene il golf che ho rinnovato oggi, diceva Victor ridendo.
Mentre le due amiche discorrevano il marito di Flavia si rese conte che si erano persi. Erano vicino a Rovigo. Il loro navigatore satellitare non era aggiornato per questo non riconosceva le strade nuove. Fecero diversi giri intorno a Villamarzana per cercare l'imbocco di una superstrada, che li avrebbe portati all'autostrada A31, quella verso Vicenza.
All'inizio scherzavano di quello smarrimento, poi vedendo un'altra volta gli stessi cartelli cominciarono a preoccuparsi.
Erano le otto e mezza e continuavano a girare a vuoto senza riuscire a trovare la strada giusta. Il cellulare del marito si era scaricato totalmente, quindi Flavia prese il suo e impostò di nuovo la ricerca del percorso, ma senza rendersi conto cambiò destinazione e una voce stridente gli fece prendere una strada di campagna.
A quel punto erano le nove passate, si fermarono di fronte a un casolare nella località Pincara.
Flavia si sentiva un po' responsabile di essere andati a finire in quel posto sperduto, parlando, parlando con l'amica si era disinteressata della strada, per questo passò davanti e Victor, si spostò nel sedile di dietro.
Ero buio, buio e la nebbia cominciava a diventare più fitta.
- Mi sa che dovremo chiamare l'albergo di Vicenza e avvisare che arriveremo più tardi, disse Flavia al marito.
- Ma cosa dici? Calma. Bisogna trovare un cartello che indichi la autostrada A31, disse lui leggermente innervosito.
Monica si era addormentata e Victor silenzioso faceva finta di dormire per non intervenire nei batti e becco della coppia. Quando la tensione tra marito e moglie era cominciata a farsi sentire, lui vide un cartello che indicava la nuova autostrada e prese con sollievo la direzione giusta.
Sembrava una scena di un film di fantascienza, le corsie erano vuote, la loro macchina correva da sola nella notte. Arrivarono a Vicenza alle 22.15.
La gentile ragazza della reception disse loro che la cucina dell'hotel ormai era chiusa e che dovevano sbrigarsi se volevano cenare, dato che quella delle trattorie vicine chiudeva da li a poco. Fecero in fretta nel lasciare le valige nelle camere e andarono subito in un ristorantino di fronte all'albergo.
Fu una cena speciale, tra i primi a base di pasta e polenta e i secondi di baccalà, parlarono della loro avventura per le strade buie della Pianura Padana e ricordarono aneddoti su litigi e discussione tra  mariti e mogli quando le cose non andavano per il verso giusto.
- Adesso quei due litigheranno di brutto, pensavo in macchina mentre ero seduto dietro, invece siete stati bravi, non vi siete dette cose  da cui pentirsi dopo, disse Victor.
A mezzanotte brindarono con una coppa di prosecco i sessanta anni di Monica; alla fine della cena il padrone si avvicinò al loro tavolo e parlarono con lui delle autonomie catalana e veneta, temi di attualità in quelle ultime settimane.
- È stato bello scoprire insieme a Monica e Victor la città e i bellissimi edifici palladiani, bisogna coltivare l'amicizia, perché non solo ci divertiamo insieme, ma  anche ci aiutiamo, pensò Flavia, quando la domenica sera lasciarono i loro amici all'aeroporto di Bologna
La settimana dopo Flavia ricevette un messaggio della figlia di Angela, la quale le diceva che quattro giorni prima la madre aveva subito un intervento chirurgico d'urgenza, piccolo ma risolutivo per il suo intestino e che sarebbe ritornata a casa presto.
Flavia ne fu molto felice e pensò alla  notte in cui si erano persi nella Pianura Padana, mentre loro giravano per le strade nebbiose,  anche Angela era smarrita sotto l'effetto dell'anestesia; per fortuna alla fine tutti avevano ritrovato la strada giusta.



Estrellitas

Justo ese día hubiera sido mejor que no hubieran salido estrellas. Hacía algunas noches que Flavia dormía mal, se sentía cansada, pero había logrado decidirse a ir hasta la clínica para hacerse análisis.
Cada año, durante las vacaciones de verano iba a dar sangre, entonces se sentía mejor, pensando que había ayudado a alguien; al cabo de unos días le llegaban los resultados de los análisis hemolíticos que el centro donaciones le había realizado.
Siempre al abrir el sobre, que le llegaba por correo, estaba un poco nerviosa pues tenía miedo de encontrar algo que no iba bien, sin embargo aquel día caluroso de finales de agosto estaba demasiado distraída, pensando en su amiga Angela, para darse cuenta de que había una estrella.
Luego miró mejor la lista y vio que el valor del colesterol en la sangre era bastante alto.
-¿De qué dependerá? ¿Tal vez coma demasiados quesos y huevos? Se preguntó con un poco de inquietud.
En realidad el asunto en seguida dejó de molestarle, dándole la culpa no a la comida que tomaba sino a la que no tomaba: hacía años que no tragaba carne, tampoco guisaba mucho pescado, ya que no le gustaba a su marido, legumbres muy poco porque le hinchaban el vientre, prácticamente solo comía verduras, arroz, patatas y pasta integral.
- Debería relajarme e introducir un poco de todo en mi alimentación, dijo en voz alta  reprochándose a sí misma.
Llevó los análisis a la doctora de cabecera, quien le dijo que tenía que hacer algunos más para detectar vitaminas, hormonas y otras sustancias que durante la menopausia o después de la menopausia solían disminuir.
Cuando le llegó de nuevo el sobre lo rasgó con optimismo, sin embargo de inmediato vio estrellitas en la columna de la vitamina B, D, y en la de las hormonas tiroideas; a continuación, pasó la página y vio otros asteriscos en la sección dedicada a la orina.
Esta vez, después del susto inicial, trató de convencerse a sí misma de que estaba haciendo lo posible para envejecer bien y que tenía que aceptar que a partir de ese momento sus condiciones de salud no iban a ser buenas siempre. Siguió pensando en Angela, quien todavía estaba hospitalizada en Bologna.
Se habían hecho amigas muchos años atrás, cuando ambas tenían niños pequeños. Solían ayudarse mutuamente en los momentos más difíciles, pero desde que Angela se había mudado a otro barrio, se veían mucho menos.
Flavia recordó que había hablado con ella sobre la prevención:
- Mejor algunas estrellas hoy que el hospital mañana, le dijo Angela.
- Tal vez tengas razón, pero a veces prefiero no saber nada y vivir feliz en lugar de angustiarme. ¿Recuerdas cuando tuve una menstruación anormal a los cincuenta y pico y me diagnosticaron un engrosamiento de la pared del útero? Pero luego, a través de una colposcopia, vieron que no tenía nada. No quiero sufrir de antemano, respondió Flavia.
Angela cada dos años se hacía análisis clínicos para la prevención del cáncer, por eso en aquel entonces no podía sospechar que iba a contraer la enfermedad. Solo después de seis meses de quimioterapia y de una operación intestinal, los médicos se dieron cuenta de que su tumor era agresivo.
Flavia estaba muy apenada por lo de su amiga. Todos los días pensaba en ella y deseaba con todas sus fuerzas que se recuperara y volviera pronto a casa, pero sobre todo de noche se ponía en su lugar y no dejaba de sufrir.
A mediados de noviembre, Flavia y su esposo habían quedado con unos amigos catalanes para pasar juntos un fin de semana en Vicenza. Salieron de Florencia el viernes a las dos y media, directamente del trabajo. Flavia estaba contenta, pero no relajada del todo, pues seguía preocupada por Angela e por sus análisis, sobre todo por el valor alto de la hormona tiroidea.
Volver a ver y poder conversar con su amiga Mónica fue una panacea para Flavia. Mientras uno de los dos esposos conducía y el otro intentaba ubicarse, las dos amigas se pusieron a charlar de sus cosas.
- No te preocupes por las estrellas de tu análisis, con la menopausia es normal, yo también sufro de hipotiroidismo. Toma una cucharadita de magnesio todas las noches, verás que te va a relajar y tu metabolismo mejorará - comenzó diciendo Mónica y luego añadió – seguro de que tu amiga Angela va a superar esta delicada operación, hace unos meses operaron a un conocido nuestro de una cosa parecida y ahora está la mar de bien.
- Gracias Mónica, siempre me animas.
La amiga catalana había engordado un poquito y le dijo a Flavia que últimamente no podía aceptar su nueva figura cuando se miraba al espejo.
- Tu cara es exótica y tu piel suave, cosa que muchas mujeres te envidian. Todas deberíamos aceptar que el tiempo nos cambia, pero que la belleza sigue perdurando, aunque diferente, porque nunca se pierde por completo. Tal vez yo sea un poco presumida, pues intento verme a mí misma como una mujer atractiva de mediana edad, mira lo que te digo, a veces me gusto más ahora que cuando tenía veinte años - le dijo riendo Flavia a su amiga y luego añadió - tú, cada vez que te mires al espejo, siempre sin gafas, tienes que sentirte hermosa, como todos los demás te ven.
Víctor intervino en la conversación de las dos mujeres:
- Incluso yo me siento guapo, mirad lo bien que me queda este jersey que estrené ayer, dijo Víctor terminando la frase con una carcajada
Mientras la tertulia sobre el envejecimiento seguía, el esposo de Flavia dejó en claro que estaban perdidos. Estaban cerca de Rovigo. Su navegador satelital no estaba actualizado y no reconocía las nuevas carreteras de la zona. Hicieron varias vueltas alrededor de Villamarzana para buscar la entrada de la autovía que llevaba a la autopista A31.
Al principio se lo tomaron en broma, luego viendo dos veces los mismos carteles comenzaron a desconcertarse.
Eran las ocho y pico y seguían sin dar con la carretera correcta. El móvil del marido se descargó por completo, por lo tanto Flavia usó el suyo para la búsqueda de la ruta, sin embargo sin darse cuenta cambió el destino y una voz chillona les hizo tomar un camino rural.
Eran más de las nueve cuando se detuvieron frente a una granja en Pincara.
Flavia se sentía un poco responsable por haber ido a parar a aquel lugar desierto; hablando, hablando con su amiga se había distraído, por eso pasó al asiento de delante y Víctor se movió hacia el asiento trasero.
La oscuridad y la niebla cada vez se hacían más espesas.
- Creo que tendremos que llamar al hotel para hacerles saber que llegaremos más tarde, le dijo Flavia a su esposo.
- ¿Pero qué dices? Calma. Sólo tenemos que encontrar un letrero que indique la autopista A31, le contestó un poco nervioso.
Mónica se había dormido, Víctor se quedó callado y fingió dormir para no intervenir en la discusión de la pareja. Cuando la tensión entre los dos iba creciendo, de golpe el marido vio un letrero que indicaba la nueva autovía y tomó aliviado la dirección correcta.
Parecía una escena de una película de ciencia ficción, los carriles estaban vacíos, era el único coche que corría solo a través de la noche. Llegaron a Vicenza a las diez y cuarto
La empleada de la recepción les dijo que la cocina del hotel estaba cerrada y que si querían comer algo tenían que que darse prisa, pues los restaurantes de la zona también estaban a punto de cerrar. Llevaron las maletas a las habitaciones e inmediatamente se fueron a una trattoria frente al hotel.
Era un restaurante sencillo pero acogedor, las pocos comensales que había ya estaban terminando. Ellos se sentaron en una mesa del fondo; mientras de gustaban los platos de pasta y polenta y el sabroso bacalao a la vicentina hablaron de su aventura por las carreteras laberínticas de la Pianura Padana y cada dos por tres se echaban a reír contándose anécdotas de las disputas y discusiones que habían tenido ambas pareja durante sus viajes en coche.
- Ahora esos dos se pelearán, pensé mientras estaba sentado detrás, sin embargo no os dijisteis nada de lo que luego os pudierais arrepentir, dijo Víctor.
A medianoche brindaron con una copa de cava para celebrar los sesenta años que cumplía Mónica; durante los postres, el dueño se acercó a su mesa para hablar con ellos, salió en seguida en la conversación el asunto de la autonomía catalana y de la veneciana, temas de actualidad en las últimas semanas
- Ha sido agradable descubrir con Monica y Victor la ciudad y los magníficos edificios de Palladio, hay que cultivar la amistad, porque no sólo nos hemos divertido juntos, sino que también nos hemos ayudados, pensó Flavia, cuando la noche del domingo  despidieron a sus amigos en el aeropuerto de Bologna.
La semana siguiente Flavia recibió un mensaje de la hija de Angela, que decía que hacía cuatro días que  habían operado de nuevo a su madre, que la operación había ido bien y que iba a volver pronto a casa.
Flavia estaba contenta y pensó en la noche en que se perdieron por la Pianura Padana, mientras ellos vagaban a través de los bancos de niebla, Angela también se estaba perdiendo bajo el efecto de la anestesia; afortunadamente al final todos ellos encontraron de nuevo el camino.






domenica 12 novembre 2017

Los pájaros de Siria - Els ucells de Siria











Las tardes de los domingos invernales son  lánguidas, no acaban de pasar nunca, se hace de noche muy temprano, además hay que prepararse mentalmente para ir al trabajo al día siguiente, en eso pensaba Francisca aquella mañana lluviosa, cuando el móvil empezó a vibrar por la llegada de un mensaje.
He organizado una tertulia literaria en casa esta tarde. Un amigo presentará un libro de viajes ¿Os apetece venir? Os espero a las seis, decía el texto de Manuela.
La mañana pasó volando, entre el desayuno lento, la lectura de un libro que había empezado el día anterior, la búsqueda de un quiosco abierto para comprar el periódico y un paseo por el barrio.
Francisca puso un mantel color fresa en la mesa quizás para dar un poco de vida al día gris. Los hijos treintañeros ya no vivían en casa, por lo tanto  ella y su marido se apañaban comiendo poca cosa.
- Hay un poco de tortilla de patatas en la nevera, dijo él.
- Si, con una buena ensalada y rebanadas de pan con tomate, ya estamos listos.
Mientras comían, Francisca le comentó al marido que su amiga Manuela había organizado una tertulia literaria.
- No tengo ganas de ir con ese tiempo tan malo, prefiero quedarme en casa leyendo, dijo él.
Vivían bastante cerca de Manuela, por lo tanto Francisca, pensó que no le iba a costar nada coger un paraguas e ir a pasar allí la tarde.
Francisca no es que fuera una maniática del orden, sin embargo a ella no le gustaba que se le acumularan los trastos en casa, por eso cada atardecer cuando salía a compar o  iba al gimnasio solía ir a tirar la basura, aunque fuera poca cosa.
Se puso el impermeable y las botas para salir. Dejó una bolsa negra que contenía botellas de vidrio y otra azul, con deshechos de plástico, en los respectivos contenedores de la esquina. Llegó al portal de Manuela, tocó el timbre y mientras esperaba a que le abrieran la puerta llegó una pareja.
- ¿Quién es ? Dijo una voz por el interfono.
- Soy Francisca con …..... dijo ella mirando a la pareja recién llegada y ellos añadieron …. con Anna y Bruno.
Cruzaron los tres un patio interior hasta la vivienda de Manuela, que estaba ubicada en el fondo de un pequeño jardín en un edificio antiguo que había sido un convento de monjas. Salió a recibirlos fuera de la puerta Michele, Francisca entonces recordó que  era el dueño del apartamento. Se lo había alquilado a Manuela porque él se había ido al extranjero. Cuando estaba de paso por Firenze, Manuela lo invitaba siempre.
Anna y Bruno eran dos jóvenes arquitectos, ella napolitana y el francés, quienes al principio, al no conocer a nadie, charlaron con ella y Michele; les contaron que habían ganado una beca y que estaban muy a gusto en Firenze, a pesar de que cobraran muy poco por las tantas horas que dedicaban a su tesis doctoral.
Llegaron otros tres o cuatro invitados, la pareja de arquitectos se sentó en el sofá y Francisca se quedó hablando con Michele. Él le dijo que vivía en Barcelona, donde, cinco años atrás, se había trasladado por el trabajo de su mujer: él era periodista, ella hacía parte de una un grupo de modistos de una casa de moda juvenil.
- Me encanta el barrio de Gracia, es tranquilo y en él aún perduran costumbres de pueblo, sin embargo es a la vez mundano y cosmopolita; hay buena vida cultural y para los niños es cómodo, pues hay varias escuelas y muchas zonas verdes y parques. ¿Sabes que estoy aprendiendo catalán, me lo enseñan mis hijos? Acabó dicéndole  Michele.
Al cabo de un rato Manuela salió de la cocina con dos mujeres rubias de unos cincuenta años. Ambas se parecían, quizás porque las dos  eran simpáticas y dicharacheras.
- Te presento a mis amigas,  Paola y Nicoletta, nos conocimos el año pasado en Nepal, le dijo Manuela  antes de escabullirse entre los invitados.
Las rubias le contaron a Francisca que desde que una se había quedado viuda y la otra se había divorciado, se lo pasaban la mar de bien saliendo juntas. Tenían buenos empleos, una era psicóloga y la otra abogada y sus hijos  ya  se las apañaban solos. Le hablaron también de sus viajes exóticos por el mundo e iban repitiendo que lo único que querían era disfrutar y olvidar los malos tragos de la vida. Luego le preguntaron a Francisca a qué se dedicaba ella, pero más que nada les interesaba su vida privada.
- ¿Y tú que tal te llevas con tu pareja? Le preguntó Nicoletta a bocajarro.
-  Bueno, bastabte bien, le contestó Francisca, un poco incómoda.
Manuela llegó con una copa de vino y a bracete con un chico de unos cuarenta años.
- Él es Gianluca, mi amigo escritor y ornitólogo, quien estuvo viviendo tres años en Siria para estudiar los Ibis, una especie de pájaros migratorios, que se creía extinguida en aquella zona y que él ha demostrado que algunos ejemplares han logrado  sobrevivir.
Gianluca llevaba una camisa ancha, unos vaqueros muy gastados y era más bien tímido, pero cuando se animaba le gustaba contar sus hazañas por esos mundos de Dios; les dijo que había vuelto a Firenze para ver a sus padres  y que iba a quedarse unas semanas, pero que se sentía un poco desplazado, pues  empezaba a añorar  el campo, viviendo como vivía en una zona rural del sur de Córcega. Les siguió contando que se alojaba en la parte alta de la ciudad con su mujer y los dos gemelos recién nacidos
- A veces siento que me sofoco, por eso salgo a pasear a lo largo del río  y entonces me apaciguo mirando  los pájaros acuáticos.
Manuela dio inicio a la presentación del libro apagando las luces e invitando a la gente a que se sentara en los sofás, butacas y  sillas desparramadas por la sala.
Gianluca proyectó diapositivas y leyó algunos trozos de su libro, que era una especie de diario en el que relataba su larga investigación ornitóloga en Siria y sobre todo algunas anéctdotas de su vida y de la de sus ayudantes  en  los campos de trabajo, antes de que estallara la guerra.
Francisca sentada en uno de los sofás escuchaba con atención y observaba a los tertulianos.
Manuela era una buena anfitriona, iba pasando con una bandeja llena de copas de cava y galletas. Michele se introdujo en la charla pidiendo a Gianluca algunas cosas sobre la historia reciente de Siria.
- Caramba, tu compañero sabe mucho de Medio-Oriente, le dijo  Paola a Francisca,  quien estaba sentada a su lado.
- Michele nos es mi marido y además es mucho más joven que yo, le contestó Francisca riendo porque había caído en la cuenta de que Paola y Nicoletta al verlos entrar juntos, a ella y a Michele, se habían confundido creyendo que fueran pareja.
La charla terminó hacia las ocho y Francisca se levantó del sofá para marcharse; mientras se ponía el abrigo pensó en que para los ojos de las rubias por dos horas había sido otra persona.
Se despidió de todos contenta de haberlos conocido y besando a Manuela le agradeció aquella tarde tan amena.
Se puso el gorro y la bufanda de lana que llevaba en el bolso, pues al salir tiraba viento frío. Cuando llegó a casa su marido había preparado una sopa de verduras y había puesto la mesa con esmero.
Cenando Francisca le comentó  la historia de los pájaros de Siria y también le habló de las personas que había conocido aquella tarde.
Francisca, mientras sacaba la mesa, pensó en el vuelco que había dado su vida muchos años atrás cuando se había mudado de Barcelona a Firenze. Seguía contenta por la decisión que había tomado una tarde de antaño, comprando un gran bolsa de viaje en una tienda del Paseo de Gracia  y sacando,  en la estación de Francia, el billete de ida para Italia.

Els ucells de Siria

Les tardes dels diumenges d'hivern són lànguides, no acaben de passar mai, es fa de nit molt d'hora, a més cal preparar-se mentalment per anar a la feina al dia següent, això pensava la Francisca aquell matí plujós, quan el mòbil va començar a vibrar per l'arribada d'un missatge.
He organitzat una tertúlia literària a casa aquesta tarda. Un amic presentarà un llibre de viatges. Us ve de gust venir? Us espero a les sis, deia el text de la Manuela.
El matí va passar volant, entre l'esmorzar lent, la lectura d'un llibre que havia començat el dia anterior, la recerca d'un quiosc obert per comprar el diari i un passeig pel barri.
La Francisca va posar unes estovalles color maduixa a la taula potser per donar una mica de vida al dia gris. Els fills que gaira be tenien trenta anys ja no vivien a casa, per tant ella i el seu marit no s'entretenien gaire cuinant.
- Hi ha una mica de truita de patates a la nevera, va dir ell.
- Si, amb una bona amanida i dues llesques de pa amb tomàquet, ja en tenim prou.
Mentre menjaven, la Francisca li va comentar al marit que la seva amiga Manuela havia organitzat una tertúlia literària.
- No tinc ganes d'anar hi amb aquest temps tan dolent, prefereixo quedar-me a casa llegint, va dir ell.
Vivien bastant a prop de la casa de la amiga, per tant la Francisca, va pensar que no li costaria res agafar un paraigua i anar a passar-hi la tarda. La Francisca no és que fos una maniàtica de l'ordre, però a ella no li agradava que se li s'acumulessin els trastos a casa, per això cada vespre quan sortia a compar o anava al gimnàs anava a llençar les escombraries, encara que fos poca cosa. Es va posar l'impermeable i les botes per sortir.
Va deixar una bossa negra que contenia ampolles de vidre i una altra blava, amb desfets de plàstic, en els respectius contenidors de la cantonada. Va arribar al portal, va tocar el timbre i mentre esperava que li obrissin la porta va arribar una parella.
- Qui és? Va dir una veu per l'intèrfon.
- Sóc La Francisca amb ....... va dir ella mirant a la parella nouvinguda i ells van afegir .... l'Anna i en Bruno.
Van creuar tots tres un pati interior fins a  la caseta de la Manuela, que estava ubicada al fons d'un petit jardí en un edifici antic que havia estat un convent de monges. Va sortir a rebre'ls fora de la porta en Michele, la Francisca llavors va recordar que era l'amo de l'apartament. L'hi havia llogat a la seva amiga perquè ell s'en havia anat a l'estranger. Quan estava de pas per Firenze, la Manuela el convidava sempre.
L'Anna i en Bruno eren dos arquitectes joves, ella napolitana i el francès, que al principi, al no conèixer a ningú, van xerrar amb la Francisca i en Michele; els van explicar que havien guanyat una beca i que estaven molt a gust a Firenze, tot i que cobressin tan poc per les moltes hores que dedicaven a la seva tesi doctoral. Van arribar altres tres o quatre convidats, la parella d'arquitectes es va asseure al sofà i la Francisca es va quedar parlant amb en Michele. Ell li va dir que vivia a Barcelona, ​​on, cinc anys enrere, s'havia traslladat pel treball de la seva dona: ell era periodista, ella feia part d'una un grup de modistes d'una casa de moda juvenil.
- M'encanta el barri de Gràcia, és tranquil i encara perduren costums de poble, però és alhora mundà i cosmopolita; hi ha bona vida cultural i per als nens és còmode, ja que hi ha diverses escoles i moltes zones verdes i parcs. Saps que estic aprenent català, m'el ensenyen els meus fills? Va acabar dient li en Michele.
Al cap d'una estona la Manuela va sortir de la cuina amb dues dones rosses d'uns cinquanta anys. Les dones s'assemblaven, potser perquè eren simpàtiques i xerraires.
- Et presento a les meves amigues, Paola i Nicoletta, ens vam conèixer l'any passat al Nepal, li va dir la Manuela abans d'anar servint begudes als convidats.
Les dones rosses li van explicar que des que una s'havia quedat vídua i l'altra s'havia divorciat, s'ho passaven la mar de bé sortint juntes. Tenien bones feines, una era psicòloga i l'altra advocada i els seus fills ja les arreglaven sols. Li van parlar també dels seus viatges exòtics pel món i anaven repetint que l'únic que volien era gaudir i oblidar els mals glops de la vida. Després li van preguntar a la Francisca a què es dedicava ella, però més que res els interessava la seva vida privada.
- I tu que tal et portes amb la teva parella? Li va preguntar la Nicoletta de cop.
- Bé, bastant bé, li va contestar la Francisca, una mica incòmoda.
La Manuela va arribar amb una copa de vi i a bracet amb un noi d'uns quaranta anys. 
-  Us presento en Gianluca, el meu amic escriptor i ornitòleg, que va estar vivint tres anys a Síria per estudiar els Ibis, una especie d'ocells migratoris, que tothom creia extingida en aquella zona i que ell ha demostrat que alguns exemplars han aconseguit sobreviure.
Gianluca portava una camisa ampla, uns texans molt gastats i era més aviat tímid, però quan s'animava li agradava explicar les seves gestes per aquests mons de Déu; els va dir que havia tornat a Firenze després de cinc anys i que es sentia una mica desplaçat, enyorava el camp, vivint com vivia en una zona rural de Còrsega. Va dir que s'allotjava a la part alta de la ciutat amb la seva dona i els dos bessons acabats de néixer
- De vegades em sento sufocat, allavors surto a passejar alabora del riu i trovo la pau mirant els ocells aquàtics.
La Manuela va començar la presentació del llibre apagant els llums i convidant a la gent a que s'assegués en els sofàs, butaques i cadires escampades per la sala.
Gianluca va projectar diapositives i va llegir alguns trossos del seu llibre, que era una mena de diari  en el qual explicava la seva llarga investigació ornitóloga i la vida que va portar ell i els seus ajudants a Síria, abans que esclatés la guerra.
La Francisca asseguda en un dels sofàs escoltava amb atenció i observava als tertulians. La Manuela era una bona amfitriona, anava passant amb una safata plena de copes de cava i galetes. En Michele es va introduir a la xerrada demanant a en Gianluca algunes coses sobre la història recent de Síria.
- Caram, caram, el teu company sap molt de Medi-Orient, li va dir a la Francisca Paola, qui estava asseguda al seu costat.
- En Michele no és el meu marit i a més és molt més jove que jo, li va contestar la Francisca rient perquè s'havia donat compte que Paola i Nicoletta en veure'ls entrar junts, s'havien confós creient que fossin parella.
La xerrada va acabar cap a les vuit, la Francisca es va aixecar del sofà per anar-se'n; mentre es posava l'abric va pensar que per els ulls d'aquelles dues dones rosses per dues hores havia estat una altra persona. Es va acomiadar de tots contenta d'haver-los conegut i besant a Manuela li va agrair aquella tarda tan amena.
Es va abrigar amb una gorra de llana i una bufanda doncs al sortir tirava vent fred. Quan va arribar a casa el seu marit li havia preparat una sopa de verdures i havia parat la taula. Mentre sopaven la Francisca li va parlar de la tertúlia literària i de les persones que havia conegut aquella tarda, també li va explicar la història dels ocells Ibis de Síria.
Mentre desparava la taula la Francisca va pensar en el tomb que havia donat la seva vida quan molts anys enrere s'havia traslladat a Firenze. Encara estava contenta de la decisió que havia pres aquella tarda llunyana en que es va comprar una maleta en una botiga del Passeig de Gràcia de Barcelona y va anar a la estació de França a comprar se el billet de anada cap a Italia.













domenica 29 ottobre 2017

L'alunna straniera











La campanella era appena suonata, entrambe erano rimaste in piedi a parlare, appoggiate al muro del lungo corridoio, per tutta la durata della ricreazione.
Flora, mentre ascoltava la ragazza, pensava che erano pochi gli alunni che riuscivano a parlare con gli insegnanti ma quando lo facevano spesso si trattava di problemi familiari; a volte i genitori si stavano separando o uno di loro aveva una grave malattia o qualcuno in famiglia aveva avuto un incidente; altre volte erano problemi legati al disaggio adolescenziale, ricordava una ragazza che voleva scappare con il fidanzato, un'altra voleva lasciare la scuola per andare a lavorare in un bar. Le erano capitate alcune studentesse che stavano lottando con l'anoressia, altri con l'ansia e gli attacchi di panico, la maggior parte aveva bisogno di prendere pillole non solo per dormire ma soprattutto per riuscire a vivere. Quella mattina, l'alunna le disse:
- Riconosco che i miei problemi sono di natura psicologica, forse sono troppo sensibile, ma ho ingoiato tanta amarezza durante le scuole medie che adesso alle superiori non ce la faccio più. In classe mi sento quasi sempre inadeguata a volte trasparente. Anche se parlo perfettamente l'italiano alcuni professori m'ignorano quando esprimo la mia opinione nei dibattiti in classe e molti dei miei compagni non mi ascoltano nemmeno.
- Pensa in positivo. La maggior parte dei docenti ti apprezziamo e anche alcune ragazze della classe sono legate a te. Disse Flora.
- Si, siamo le più sfigate della classe, ma ormai sono abituata a essere esclusa, ma c'è anche un'altra cosa che mi angoscia.
Flora cercò di mettersi nei suoi panni e capi che quella ragazza più che depressa era esausta, per le ore amare passate a riflettere su come poteva cancellare o al meno migliorare la sua condizione svantaggiatata. Non si trattava solo di una crisi legata all'età, ma soprattutto causata dal comportamento di tutta la società.
Flora alcune volte soffriva pensando che, nonostante nelle scuole ci fossero progetti di inclusione e molti professori e studenti facessero di tutto per eliminare o almeno diminuire la diversità, le piccole cose, come le incombenze burocratiche, non aiutavano sempre i ragazzi extracomunitari, per esempio quando si andava all'estero, per viaggi di istruzione o scambi, gli studenti stranieri spesso non potevano partecipare perché le loro famiglie non avevano i mezzi e quando ci riuscivano avevano difficoltà ad ottenere i documenti per lo espatrio.
Quella mattina la studentessa a un certo punto cominciò a piangere disperatamente, mentre le diceva:
- Ogni giorno faccio fatica ad alzarmi, mi sento apatica verso quello che una volta mi piaceva. Non posso levarmi dalla testa il mio futuro incerto. Lo sa professoressa, che la mia famiglia sette anni fa è scappata dall'Ucraina in cerca di lavoro?Adesso mio padre ha perso il posto nel cantiere edile, abbiamo appena i mezzi per sopravvivere. Io non so come dire loro che vorrei continuare gli studi, ma sono cosciente che per me l'Università è un miraggio. Non so come fare.
- Non tutto finisce con gli studi universitari, ci sono altri percorsi. Ti invierò l'elenco dei corsi post-diploma, dove potresti iscriverti il prossimo anno. Le tasse sono piuttosto basse, questi studi ti daranno crediti universitari, una buona formazione e anche un po' di tempo per fare qualche lezione privata o altro lavoretto. Tu hai molta pazienza e sei brava in tutte le materie, potresti aiutare dei ragazzi che hanno difficoltà a scuola. Le rispose Flora.
- Grazie mille, per avermi ascoltata e cercato di aiutarmi, disse la  
 ragazza, mentre si asciugava le lacrime e si disponeva a rientrare

 in classe.

Il pomeriggio Flora scrisse una mail alla sua alunna.

Cara Iryna:
Grazie per avermi fatto partecipe dei tuoi problemi.
Anch'io sono straniera come te e anche per me i primi tempi in Toscana sono stati duri, lunghe code in questura per il permesso di soggiorno, professori universitari che non si sforzavano neanche un po' di aiutare i pochi stranieri che frequentavamo le loro lezioni, persone diffidenti, ma dopo qualche anno il mio paese d'origine è entrato a far parte della comunità europea e le cose sono cambiate.
Ho avuto anche io come te dei brutti momenti, quello più triste è stato quando a trenta anni, è morto il mio primo figlio, nove giorni dopo la sua nascita.
Il mio bambino aveva nelle cellule quarantasette cromosomi, uno in più della norma, chi sa perché. Dopo la sua morte pensavo di essere una donna sfortunata e temevo altri fallimenti, ma il mio compagno mi è stato molto vicino e poi una mattina mi è arrivato un telegramma, nel quale mi si comunicava che ero vincitrice di concorso per l'insegnamento nelle scuole superiori.
Ho vinto una cattedra a Grosseto. Ho dovuto trasferirmi, lasciare mio marito a Firenze, trovare un appartamento e andare a viverci da sola. Ho cominciato da capo la mia vita, conosciuto altre persone, fatte nuove amicizie e piano piano ho iniziato a superare la morte di mio figlio.
A volte la vita ci regala delle belle sorprese, che ci fanno capire che nonostante gli ostacoli, possiamo farcela e realizzare i nostri sogni.
Ti allego l'elenco delle scuole di cui ti ho parlato questa mattina.
Ti auguro tutto il bene del mondo
Un abbraccio

Dopo una settimana, Iryna rispose alla professoressa ringraziandola e dicendole che aveva deciso di farsi aiutare dalla psicologa della scuola.
Finirono l'anno scolastico e gli esami di Maturità e Flora non seppe più niente di lei. Tuttavia, alla fine dell'estate ricevetti una mail di Iryna che diceva:

Cara Professoressa:
Le scrivo per condividere con lei una gioia immensa. Ho provato a fare il test per la Scuola di Moda, e oggi ho avuto la risposta: superato, e anche discretamente visto che sono arrivata ottava. Ebbene si, questo sogno inizia ad avverarsi e parte del merito va a lei perché mi ci ha indirizzata.
Un abbraccio, a presto

Mentre Flora leggeva la mail di Iryna pensava alle parole sagge di uno scrittore israeliano che avevo appena letto: tutti gli esseri umani sono padroni delle proprie scelte, ma la chiave per una vita decente e saper ascoltare l'altro ed essere capace di vedere il mondo e se stessi con gli occhi altrui.



sabato 7 ottobre 2017

Domenica mattina - Domingo por la mañana - Diumenge al matì











Ho deciso di andare a trovare Monica, una amica che da diverse settimane non vuole più alzarsi dal letto. Non è malata, ma è stanca di fare la vita di sempre, mi dice al telefono ogni volta che la chiamo. Ha preso a suo servizio una ragazza dell'Europa dell'est, la quale le fa la spesa, cucina, pulisce l'appartamento e si occupa delle bollette e di ogni incombenza. L'aria della stanza di Monica è sempre limpida e profumata.
Monica mi dice che è felice di aver scelto questa vita da quando è rimasta da sola. Dal letto può vedere la folta vegetazione attraverso la porta finestra che si affaccia sul giardino. Sente anche il canto degli uccellini ogni mattina. Le piace leggere ed essere servita dalla ragazza dell'est; alle nove arriva con una teiera fumante e delle fette biscottate con marmellata di more, dopo, all'una in punto, le porta un vassoio con un piatto di pasta o riso e un contorno di verdure, spesso fanno insieme merenda prendendo una tazza di tè o camomilla e un paio di biscottini. La sera la cena è molto frugale, perché Monica vuole dedicare tutta la serata ad ascoltare la radio. Prima di coricarsi, la ragazza le porta una tisana e la borsa d'acqua calda.
Monica mi riceve con allegria, anche se è un po' raffreddata, non vuole chiudere del tutto la finestra, nonostante la fredda giornata, preferisce avvolgersi al collo una sciarpa e mettersi uno sciale di lana sulle spalle.
Mi dice quasi rinproverandomi che la prima cosa che dovrei fare sarebbe sposarmi. Io penso che la mia amica ha perso la ragione e le rispondo:
- Ma cosa dici Monica, io sono sposata da tanti anni.
Ma lei non ne vuole sapere e mi ripete che una donna giovane senza amore non può essere felice. Mi da tanti consigli, come se fossi sua figlia, vuole che trovi un  compagno a tutti costi.
- Io non sono giovane, cosa stai dicendo Monica?
Lei continua a non ascoltarmi, io smarrita mi guardo intorno e poi come se fossi fuggita da quella stanza mi guardo dal di fuori e mi vedo seduta accanto alla mia amica Monica, lei è invecchiata, ma io ho circa una trentina d'anni. Non può essere, entrambe abbiamo la stessa età, siamo crescite nello stesso paese e andate alla scuola elementare insieme. C'è qualcosa che non mi torna. Lei è stata sempre saggia, forse sono io quella che si sbaglia? Cosa è successo? Perché non ho sposato lui? Sono io o sono un'altra persona? Mi trovo in una vita del passato parallela a quella che credevo fosse la mia? Comincio ad agitarmi, non capisco più niente. Apro gli occhi e vedo il soffitto della mia stanza, sono sdraiata sul lettone matrimoniale, quello di sempre; accanto a me lui dorme placidamente. Dopo pochi minuti suona la sveglia e con una voce ancora assonnata mi dice:
- Mi alzo prima io e preparo la colazione, ho fissato alle nove con i miei amici per andare in bici?
Rimango a letto, lo strano sogno mi ritorna in mente e lentamente comincio ad apprezzare due cose de la mia vita che davo per scontate:
- Ho vissuto piú di sessanta anni e non sono da sola! mi dico ad alta voce.
Mi alzo, lui sta uscendo di casa vestito da ciclista, mi saluta. Vedo la tavola apparecchiata. Verso le dieci e mezza faccio una doccia calda e poi con l'accappatoio ancora addosso mi infilo di nuovo sotto le coperte. Prima ripenso alle piccole cose che ho fatto quella mattina: la colazione lenta, la lettura  del giornale del giorno prima, la pulizia del bagno, il sugo per il  pranzo; poi sento la necessità di prendere un quaderno  e  riportare quel sogno bizzarro.
Guardo verso  la finestra aperta e sento le campane della vicina chiesa che annunciano la messa delle undici, allora ripenso a Monica e alla lettera che le  scriverò.


Domingo por la mañana
Decidí ir a ver a Mónica, una amiga quien hace varias semanas que no quiere levantarse de la cama. No está enferma, pero está cansada de la vida que lleva, me lo dice por teléfono cada vez que la llamo. Se hace cargo de ella y de la casa una chica de Europa del este, quien  se ocupa de la compra, le prepara la comida, limpia el piso y se encarga de facturas y demás cosas del hogar. El aire de la habitación de Mónica siempre huele a limpio y despide fragancia.
Mónica me dice que está contenta de haber elegido esa vida al quedarse sola. Desde la cama puede ver la tupida vegetación a través del ventanal con vistas al jardín. También  cada mañana oye el canto de los pajaritos. Le encanta leer y ser servida por la asistenta; a las nueve llega con una tetera humeante y bizcochos con mermelada de mora, más tarde, a la una en punto, con una bandeja le trae un plato de pasta o arroz y una guarnición de verduras, a menudo meriendan juntas tomando una taza de té o de manzanilla y un par de galletas. Por la noche la cena es muy frugal, porque Mónica quiere pasar toda la velada escuchando la radio. Antes de acostarse, la chica le  prepara una infusión de hierbas y la bolsa de agua caliente.
Mónica me recibe con alegría, a pesar de que haga un poco de frío, no quiere cerrar totalmente la ventana, prefiere ponerse una bufanda alrededor del cuello y un chal de lana en la espalda. Me reprocha que no tenga compañero y luego casi riñéndome añade que lo primero que debo hacer es casarme. Yo le replico:
- ¿Pero qué dices Mónica, has perdido la razón? Hace años que estoy casada.
Sin embargo ella no quiere saber nada y me repite que una mujer joven sola no puede ser feliz. Me da muchos consejos, como si fuera su hija, quiere que tenga una pareja a toda costa.
- Yo ya no soy joven, ¿Qué estás diciendo Mónica?
Sigue sin escucharme, yo miro a mi alrededor, y luego, como si hubiera salido de aquella habitación me veo desde fuera, sentada al lado de mi amiga Mónica, ella ha envejecido, pero yo soy más joven, quizás tenga unos treinta años. No puede ser, ambas tenemos la misma edad, crecimos en el mismo pueblo y fuimos juntos a la escuela primaria. Hay algo que no me acaba de convencer. Ella siempre ha sido una mujer sensata, tal vez yo  sea la que se está equivocando? ¿Qué ocurrió? ¿Por qué no me casé con él? ¿Soy yo o soy otra persona? ¿Me encuentro en el pasado en  otra vida paralela a la que creía mía? Empiezo a temblar, ya no entiendo nada. Abro los ojos y veo el techo de mi cuarto, estoy echada en la cama matrimonial, la de siempre; a mi lado duerme él tranquilamente. Después de unos minutos suena la alarma del despertador y con una voz todavía soñolienta él me dice:
- Me levanto enseguida y preparo el desayuno, pues he quedado a las nueve con mis amigos para ir en bicicleta.
Me quedo en la cama, vuelvo a pensar en ese sueño tan raro y poco a poco comienzo a apreciar algunas cosas de mi vida que daba por descontado:
-  He vivido más de sesenta años y no estoy sola!  Lo digo en voz alta.
Me levanto, él con la ropa de ciclismo sale de casa y me saluda. Veo la mesa puesta.  Hacia las diez y media  me ducho, luego con el albornoz todavía puesto vuelo a entrar en la cama. Primero pienso en las pequeñas cosas que he ido haciendo esa mañana: desayuno lento, lectura del periódico el día anterior, limpieza del cuarto baño, el guiso para el almuerzo; luego siento la necesidad de tomar un cuaderno para apuntar ese sueño disparatado.
Miro hacia la ventana abierta y oigo las campanas de la iglesia cercana anunciando la misa de once, entones vuelvo a pensar en Mónica y en la carta que le voy a escribir.


Diumenge al matí

Vaig decidir anar a veure a la Mònica, una amiga meva  que fa unes setmanes que no vol aixecar-se del llit. No està malalta, però està cansada de la vida que porta, m'ho diu per telèfon cada vegada que la truco. Es fa càrrec d'ella i de la casa una noia d'Europa de l'est, va a comprar, li prepara el menjar, neteja el pis i s'encarrega de pagar les factures i de tot el que sigui necesari. L'aire de l'habitació de Mònica sempre fa olor de net i desprèn fragància.

La Mònica em diu que està contenta d'haver triat aquesta vida des de que es va quedar sola. Des del llit pot veure la vegetaciò atepeida a través del finestral amb vistes al jardí. També cada matí escolta els ocells que canten. Li encanta llegir i ser servida per l'assistenta; a les nou arriba amb una tetera fumejant i melindros amb melmelada de mora, més tard, amb una safata li porta un plat de pasta o arròs i una guarnició de verdures, sovint berenen juntes prenent una tassa de te o de camamilla i un parell de galetes. A la nit el sopar és molt frugal, perquè la Mònica vol passar tota la vetllada escoltant la ràdio. Abans d'anar a dormir, la noia li porta una xicra d'herbes i la bossa d'aigua calenta.

La Mònica em rep amb alegria, tot i que faci una mica de fred, no vol tancar totalment la finestra, prefereix posar-se una bufanda al voltant del coll i un xal de llana a l'esquena. Em diu quasi renyant-me que el primer que he de fer és casar-me. Jo li replico:
- Però què dius Mònica, has perdut el seny? Fa anys que estic casada.
No obstant això ella no vol saber res i em repeteix que una dona jove sola no pot ser feliç. Em don molts consells, com si  jo fos la seva filla, vol que tingui una parella sigui com sigui.

- Jo no sóc  jove. Què estàs dient Mònica?

Segueix sense escoltar-me, jo miro al meu voltant, i després, com si hagués sortit d'aquella habitació em veig des de fora, asseguda al costat de la meva amiga Mònica, ella ha envellit, però jo sóc més jove, potser tingui uns trenta anys. No pot ser, totes dues tenim la mateixa edat, vam créixer al mateix poble i vam anar juntes a l'escola primària. Hi ha alguna cosa que no m'acaba de convèncer. Ella sempre ha sigut una dona assenyada, potser jo sóc la que s'està equivocant? Què va passar? Per què no em vaig casar amb ell? Sóc jo o sóc una altra persona? Em trobo en una vida passada paral·lela a la meva? Començo a tremolar, ja no entenc res. Obro els ulls i veig el sostre del meu cuarto, estic jaguda al llit matrimonial, el de sempre; al meu costat ell dorm tranquil·lament. Després d'uns minuts toca l'alarma del despertador, i amb una veu encara somnolenta ell em diu:

- Em llevo de seguida i preparo l'esmorzar, ja que he quedat a les nou amb els meus amics per anar q donar un vol amb bicicleta.

Em quedo al llit, torno a pensar en el somni tan estrany i poc a poc començo a apreciar algunes coses de la meva vida que donava per descomptat:

-  He viscut més seixanta anys i no estic sola! Dic en veu alta.

Em llevo, ell s'ha posat la roba de ciclisme, surt de casa i em saluda. Veig la taula parada. Després d'una dutxa calenta, amb el barnús encara posat, torno al llit. Primer penso en les petites coses que he anat fent aquell matí: esmorzar lentament, llegir el diari del dia anterior, netejar del cuarto de bany, preparar el guisat per el dinar; després sento el desig de prendre un quadern per apuntar  aquell somni estrany.

Miro cap a la finestra oberta i sento les campanes de l'església propera anunciant la missa d'onze, aleshores torno a pensar en la Mónica i en la carta que li escriuré.